• Claudio Carabelli

Una partita a scacchi con il conte Leopardi





A Palazzo Monaldo, Recanati, nell’anticamera dei fratelli Leopardi, vi è un basso tavolino con sopra una vetusta scacchiera.

La posizione dei pezzi indica una partita sospesa, con apertura del bianco.

La visita guidata prosegue nei giardini del palazzo; io invece mi attardo, fingendo di aver intravisto un’ombra alla finestra.


“Ma sogno o Lei è...”

Non sogna, lei sta semplicemente... immaginando. Si, sono Giacomo Taldegardo Francesco Salesio Saverio Pietro Leopardi, ma lei mi chiami pure Giacomo.

“Sempre saputo che Lei aveva il dono della sintesi. Ho visto che ha aperto con la Difesa Indiana a colori invertiti. Strano davvero, strano almeno per noi mortali, ma Lei ovviamente essendo un genio...”

Smettiamola con questa leggenda del genio. La natura mi ha dotato, è vero, e io mi sono impegnato parecchio, ma “genio” è solo parto del futuro. Voi avete qualche genio nel vostro tempo?

“Ma, non proprio. Se Lei avesse ragione, lo riconosceranno altri”.

Appunto. Tocca a lei la mossa.

“Pedone in e6. A proposito come mai cavalli e non leopardi?”

Una domanda meno idiota?

“Mi scuso. Non vorrei distrarla, ma osservo che è sempre alla finestra: in attesa di Silvia, se mi è consentito?”

Ancora con questa Silvia! In realtà si chiamava Teresa e viveva nella casa di fronte alla biblioteca di mio padre. Da qui si osserva solo il colle. Teresa era una mia compagna di giochi, una amica e nulla più. Si figuri se il figlio di un conte potesse innamorarsi di una serva! Lei era semplicemente la figlia del nostro cocchiere. Pedone in d3.

“Ma è Lei che l’ha chiamata Silvia, è Lei che ne parla come di un Amore non corrisposto... pedone in d5.”

Caro professore, poesia è pazzia con metodo. Lo dice Shakespeare, un vero maestro. Leopardo, pardon, cavallo in d2. La sua è una cattiva mossa.

“Io ho insegnato matematica&scienze e per noi illumisti la ricerca scientifica è metodo con pazzia”. Pedone in c5.”

Appunto. Questa la differenza: con la ragione si arriva al limite, al bordo, poi deve cedere il passo all’immaginazione. Leopardo, pardon, cavallo in f3.

“Ah, si. La questione della siepe! Cavallo in c6”.

Ma quale siepe? Ma siete proprio incolti! Non sapete andare oltre la parola a cercarne il significato! Non è mai esistita una siepe. Un lauro, un immenso lauro era cresciuto sulla sommità del colle. Ma se avessi scritto “lauro”, quanti mi avrebbero capito? E poi non ci sarebbe stata sonorità. Come dite voi? Una licenza poetica, ecco. Pedone in g3.

“Ho visitato la Vostra biblioteca. Veramente una raccolta straordinaria dell’impresa intellettuale umana. Ma tutti quei volumi saranno costati una fortuna. So che Suo padre era praticamente in... bancarotta. Come ha fatto a raccogliere quelle messi? Cavallo in f6”.

Messi? Interessante. Il Conte Monaldo, mio padre, era un “faccendiere”, direste voi. Il fatto è che i Francesi, nei primi anni del secolo, il mio intendo, stavano mettendo le mani su tutto: quadri, sculture e anche libri. La Chiesa allora, per evitare la confisca, vendette ai privati. Mio padre era amico di un abate, conoscente di un cardinale, e con pochi denari riuscì a mettere insieme quel raccolto. Davvero molto abile.

Alfiere in g2.

“Ho intravisto Corneille, Byron, Lucrezio, Aristotele, Plutarco, bibbie volgari, l’Encyclopedie, le Epoche della Natura di Buffon, testi di greco e latino. Ma Lei è poliglotta? Alfiere in h6”.

Veramente conosco 5 lingue, oltre al latino e al greco ovviamente.

“Un’altra cosa che mi ha colpito in biblioteca è l’armadio dedicato ai libri proibiti. Lì sono certo di avere intravisto anche Dante, Campanella con La città del Sole, Gli amori delle piante di Erasmo Darwin, il nonno di Charles... arrocco.”

Chi è questo Charles? Di che cosa si occupa? Non ne ho mai sentito parlare dagli amici inglesi. Arrocco a mia volta.

“E’ un genio! Ma non nel suo campo, bensì in quello delle scienze naturali. Nell’anno in cui Lei è morto, Charles stava rientrando da un viaggio intorno al mondo, durato ben 5 anni”.

Brutta mossa, ora è sotto scacco. Comunque, invidio questo Charles Darwin. Viaggiare è sempre stato il mio sogno, ma mio padre non me lo ha mai permesso.

Per quanto riguarda i testi dell’Indice, beh, non si sorprenda: mio padre era amico di un abate, conoscente di un vescovo. Furono Loro ad intercedere presso la Santa Sede affinché con il loro benestare mio padre potesse acquistare quei libri per offrire la migliore educazione possibile ai propri figli.

Ecco, scacco matto, professore!

“La peggiore partita della mia vita, caro Conte!

Una cosa però la condivido con Lei: oltre questo labirinto c’è solo il nulla.”

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